PER SIMON BOCCANEGRA UN BRINDISI AUSTERO E SOLENNE

Scrisse Verdi a proposito di Simon Boccanegra: l’opera è“ «triste perché dev’essere triste, ma interessa». Melodramma dalle tinte fosche, intriso di malinconia, nel quale si scontrano affetti familiari intricati e conflitti di potere mai sopiti, fu rielaborato dal grande compositore a distanza di decenni dalla prima stesura forse perché, mai completamente soddisfacente dal punto di vista dell’intricatissima trama, dapprima su libretto di Piave, quindi snellita e rivista da Boito, rimase nel cuore di Verdi come un successo parziale, non del tutto convincente. Pur tuttavia egli l’amò «come si vuol bene al figlio gobbo.»

Il colore musicale è austero, non sono previste arie facilmente orecchiabili, prevalgono i toni solenni, così come tra le voci degli interpreti prevalgono le tonalità scure, baritono è Simone, basso è l’antagonista Jacopo Fiesco, torbida la parte di Paolo, il congiurato che tradisce Simone. Sola eccezione nell’atmosfera tesa e drammatica il canto dei due giovani innamorati, Amelia e Gabriele, che conferisce respiro e speranza alla vicenda che pur si compie con la tragica morte del protagonista in un’atmosfera patetica che inneggia alla pace e alla concordia.

Lunedì 2 ottobre, all’interno della ricca programmazione dell’Associazione “Aurore Musicali” presso l’auditorium Orpheus di Torino, Simon Boccanegra è andato in scena nella forma inaugurata dal compianto Walter Baldasso e da tempo sperimentata e particolarmente apprezzata dal pubblico dell’”opera in 90 minuti”, con la direzione artistica di Marco Leo che come sempre introduce in maniera misurata, competente ed essenziale la sintesi delle opere.

Protagonisti il baritono Lorenzo Battagion, nel ruolo di Simone, una delle voci di riferimento della Rassegna che ha interpretato con dolente affanno il ruolo del padre sofferente e infine riconciliato con la sorte avversa per aver ritrovato in Amelia la figlia creduta morta e nello stesso tempo ha dato voce al doge avversato dai maggiori esponenti del patriziato genovese, in prima linea Jacopo Fiesco, infine tradito dal suo più caro compagno Paolo. Nel ruolo di Fiesco il basso albanese Desart Lika, colore perfettamente adatto alla parte, intenso e partecipe nell’ingrato ruolo del nemico, ma di un nemico leale. Nel ruolo di Amelia il soprano Silvia Spruzzola, ottima presenza scenica e splendida voce, ricca di armonici e stilisticamente efficace affiancata dal giovane Dario Prola, nelle vesti dell’amato Gabriele, tenore dall’assoluta padronanza dei potenti mezzi vocali, emissione limpida e appassionata,. I quattro interpeti, sotto la guida attenta e sensibile di Paolo Grosa al pianoforte, hanno offerto al folto e attentissimo pubblico una serata di grande emozione a dimostrazione che l’opera è un genere sempre attuale, che le voci sono uno strumento in grado di offrire attimi di rara delizia e che coloro che si dedicano alla sua proposta, come il direttore Marco Leo, sono davvero promesse certe e appassionate per il futuro dell’espressione musicale nelle sue molteplici espressioni.

Per un’opera quale Simon Boccanegra un brindisi austero e solenne con un rosso importante della tradizione ligure: un Ormeasco dai profumi intensi vellutato e di infinita persistenza.

 

foto di Antonio Granisso: da sinistra il maestro Paolo Crosa, Lorenzo Battagion, Silvia Spruzzola, Dario Prola e  Desart Lika.
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Valle d’Itria terra di canti e di incanti

Viaggio tra le rappresentazioni artistiche del 43simo Festival e alla scoperta di realtà vinicole di qualità

 

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Amastuola: vini nell’onda del tempo

Autentica rivelazione nel mio personale viaggio nel territorio di Martina Franca e dintorni, la cantina Amastuola, con sede a Massafra, proprietà della famiglia Montanaro, azienda fondata da Giuseppe Montanaro nel 1984 e diretta con i tre figli Ilaria, Donato e Filippo e rispettivi consorti nella masseria sulla collina che domina la piana dell’Amastuola, sito archeologico, dove già i Greci coltivavano vite e olivo, come testimoniano i reperti oggi oggetto di studio e conservati nell’azienda.
La tenuta vanta una caratteristica unica al mondo nel suo genere; uno straordinario vigneto- giardino concepito da Giuseppe Montanaro e realizzato dal paesaggista Fernando Caruncho come un vigneto a onde, le onde del tempo che segnano questo spazio antico e che si muovono verso un futuro di rispetto del luogo, di emozione per chiunque lo visiti e di culto della qualità, ma anche le onde del cambiamento, quali il recupero dei tanti paesaggi agricoli che, come la zona di Amastuola, erano abbandonati e non più produttivi.
E’ sorprendente ammirare dalla masseria questo mare ondeggiante di vigne, alternate a fantastici olivi plurisecolari, coltivate secondo i più rispettosi criteri ecologici e sostenute da avanzati sistemi di irrigazione, di rilevamento meteorologico, di studio dei componenti del terreno.
Nascono così vini ispirati alla filosofia produttiva che anima anche l’accoglienza in masseria, oggi divenuta sede di degustazioni e di ospitalità, e il rapporto con il consumatore: Il Centosassi Primitivo, 90 su 90 Wine Spectator, è l’ammiraglia della collezione: uve lievemente surmature conferiscono morbidezza, pienezza e mineralità al palato che accoglie le sensazioni di frutta rossa matura e di ricca sapidità.
La gamma dei Primitivo si snoda lungo altre due etichette. Lamarossa, profondo e concentrato sia nel colore che nel gusto, balsamico e speziato, la presenza del mare così vicino aggiunge poi le note lievemente salate che lo esaltano, e il Primitivo, ricco di sentori tipici del vitigno, con impatto pieno, gradito accompagnamento di tante prelibatezze.
Interessanti anche le proposte di Primitivo, Aglianico, Merlot e Cabernet Sauvignon di Onda del tempo, il Syrah e Primitivo di Vignatorta, e le proposte di Aglianico e Merlot in purezza, oltre alla gamma dei bianchi: Calaprice, Sauvigno blanc e Chardonnay, e Bianco salento, Fiano e Malvasia.